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Ф / Франческо Петрарка /
Francesco Petrarca. Canzoniere
rami.
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Quand'io v'odo parlar si dolcemente com'Amor proprio a' suoi seguaci instilla, l'acceso mio desir tutto sfavilla, tal che 'nfiammar devria l'anime spente. Trovo la bella donna allor presente, ovunque mi fu mai dolce o tranquilla ne l'habito ch'al suon non d'altra squilla ma di sospir' mi fa destar sovente. Le chiome a l'aura sparse, et lei conversa indietro veggio; et cosi bella riede nel cor, come colei che tien la chiave. Ma 'l soverchio piacer, che s'atraversa a la mia lingua, qual dentro ella siede di mostrarla in palese ardir non ave.
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Ne cosi bello il sol gia mai levarsi quando 'l ciel fosse piu de nebbia scarco, ne dopo pioggia vidi 'l celeste arco per l'aere in color' tanti variarsi, in quanti fiammeggiando trasformarsi, nel di ch'io presi l'amoroso incarco, quel viso al quale, et son nel mio dir parco, nulla cosa mortal pote aguagliarsi. I' vidi Amor che ' begli occhi volgea soave si, ch'ogni altra vista oscura da indi in qua m'incomincio apparere. Segnuccio, i' 'l vidi, et l'arco che tendea, tal che mia vita poi non fu secura, et e si vaga ancor del rivedere.
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Pommi ove 'l sole occide i fiori et l'erba, o dove vince lui il ghiaccio et la neve; ponmi ov'e 'l carro suo temprato et leve, et ov'e chi ce 'l rende, o chi ce 'l serba; ponmi in humil fortuna, od in superba, al dolce aere sereno, al fosco et greve; ponmi a la notte, al di lungo ed al breve, a la matura etate od a l'acerba; ponmi in cielo, od in terra, od in abisso, in alto poggio, in valle ima et palustre, libero spirto, od a' suoi membri affisso; ponmi con fama oscura, o con illustre: saro qual fui, vivro com'io son visso, continuando il mio sospir trilustre.
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O d'ardente vertute ornata et calda alma gentil chui tante carte vergo; o sol gia d'onestate intero albergo, torre in alto valor fondata et salda; o fiamma, o rose sparse in dolce falda di viva neve, in ch'io mi specchio e tergo; o piacer onde l'ali al bel viso ergo, che luce sovra quanti il sol ne scalda: del vostro nome, se mie rime intese fossin si lunge, avrei pien Tyle et Battro, la Tana e 'l Nilo, Athlante, Olimpo et Calpe. Poi che portar nol posso in tutte et quattro parti del mondo, udrallo il bel paese ch'Appennin parte, e 'l mar circonda et l'Alpe.
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Quando 'l voler che con duo sproni ardenti, et con un duro fren, mi mena et regge trapassa ad or ad or l'usata legge per far in parte i miei spirti contenti, trova chi le paure et gli ardimenti del cor profondo ne la fronte legge, et vede Amor che sue imprese corregge folgorar ne' turbati occhi pungenti. Onde, come collui che 'l colpo teme di Giove irato, si ritragge indietro: che di gran temenza gran desire affrena. Ma
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