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Ф / Франческо Петрарка /
Francesco Petrarca. Canzoniere
; a farmi lagrimar, signor mio, riedi. Come non so: pur io mossi indi i piedi, non altrui incolpando che me stesso, mezzo tutto quel di tra vivo et morto. Ma perche 'l tempo e corto, la penna al buon voler non po gir presso: onde piu cose ne la mente scritte vo trapassando, et sol d'alcune parlo che meraviglia fanno a chi l'ascolta. Morte mi s'era intorno al cor avolta, ne tacendo potea di sua man trarlo, o dar soccorso a le vertuti afflitte; le vive voci m'erano interditte; ond'io gridai con carta et con incostro: Non son mio, no. S'io moro, il danno e vostro. Ben mi credea dinanzi agli occhi suoi d'indegno far cosi di merce degno, et questa spene m'avea fatto ardito: ma talora humilta spegne disdegno, talor l'enfiamma; et cio sepp'io da poi, lunga stagion di tenebre vestito: ch'a quei preghi il mio lume era sparito. Ed io non ritrovando intorno intorno ombra di lei, ne pur de' suoi piedi orma, come huom che tra via dorma, gittaimi stancho sovra l'erba un giorno. Ivi accusando il fugitivo raggio, a le lagrime triste allargai 'l freno, et lasciaile cader come a lor parve; ne gia mai neve sotto al sol disparve com'io senti' me tutto venir meno, et farmi una fontana a pie' d'un faggio. Gran tempo humido tenni quel viaggio. Chi udi mai d'uom vero nascer fonte? E parlo cose manifeste et conte. L'alma ch'e sol da Dio facta gentile, che gia d'altrui non po venir tal gratia, simile al suo factor stato ritene: pero di perdonar mai non e sacia a chi col core et col sembiante humile dopo quantunque offese a merce vene. Et se contra suo stile essa sostene d'esser molto pregata, in Lui si specchia, et fal perche 'l peccar piu si pavente: che non ben si ripente de l'un mal chi de l'altro s'apparecchia. Poi che madonna da pieta commossa degno mirarme, et ricognovve et vide gir di pari la pena col peccato, benigna mi redusse al primo stato. Ma nulla a 'l mondo in ch'uom saggio si fide: ch'ancor poi ripregando, i nervi et l'ossa mi volse in dura selce; et cosi scossa voce rimasi de l'antiche some, chiamando Morte, et lei sola per nome. Spirto doglioso errante (mi rimembra) per spelunche deserte et pellegrine, piansi molt'anni il mio sfrenato ardire: et anchor poi trovai di quel mal fine, et ritornai ne le terrene membra, credo per piu dolore ivi sentire. I' segui' tanto avanti il mio desire ch'un di cacciando si com'io solea mi mossi; e quella fera bella et cruda in una fonte ignuda si stava, quando 'l sol piu forte ardea. Io, perche d'altra vista non m'appago, stetti a mirarla: ond'ella ebbe vergogna; et per farne vendetta, o per celarse, l'acqua nel viso co le man' mi sparse. Vero diro (forse e' parra menzogna) ch'i' senti' trarmi de la propria imago, et in un cervo solitar
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