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Ф / Франческо Петрарка /
Francesco Petrarca. Canzoniere
io et vago di selva in selva ratto mi trasformo: et anchor de' miei can' fuggo lo stormo. Canzon, i' non fu' mai quel nuvol d'oro che poi discese in pretiosa pioggia, si che 'l foco di Giove in parte spense; ma fui ben fiamma ch'un bel guardo accense, et fui l'uccel che piu per l'aere poggia, alzando lei che ne' miei detti honoro: ne per nova figura il primo alloro seppi lassar, che pur la sua dolce ombra ogni men bel piacer del cor mi sgombra.
24
Se l'onorata fronde che prescrive l'ira del ciel, quando 'l gran Giove tona, non m'avesse disdetta la corona che suole ornar chi poetando scrive, i'era amico a queste vostre dive le qua' vilmente il secolo abandona; ma quella ingiuria gia lunge mi sprona da l'inventrice de le prime olive: che non bolle la polver d'Ethiopia sotto 'l piu ardente sol, com'io sfavillo, perdendo tanto amata cosa propia. Cercate dunque fonte piu tranquillo, che 'l mio d'ogni liquor sostene inopia, salvo di quel che lagrimando stillo.
25
Amor piangeva, et io con lui talvolta, dal qual miei passi non fur mai lontani, mirando per gli effecti acerbi et strani l'anima vostra dei suoi nodi sciolta. Or ch'al dritto camin l'a Dio rivolta, col cor levando al cielo ambe le mani ringratio lui che' giusti preghi humani benignamente, sua mercede, ascolta. Et se tornando a l'amorosa vita, per farvi al bel desio volger le spalle, trovaste per la via fossati o poggi, fu per mostrar quanto e spinoso calle, et quanto alpestra et dura la salita, onde al vero valor conven ch'uom poggi.
26
Piu di me lieta non si vede a terra nave da l'onde combattuta et vinta, quando la gente di pieta depinta su per la riva a ringratiar s'atterra; ne lieto piu del carcer si diserra chi 'ntorno al collo ebbe la corda avinta, di me, veggendo quella spada scinta che fece al segnor mio si lunga guerra. Et tutti voi ch'Amor laudate in rima, al buon testor de gli amorosi detti rendete honor, ch'era smarrito in prima: che piu gloria e nel regno degli electi d'un spirito converso, et piu s'estima, che di novantanove altri perfecti.
27
Il successor di Carlo, che la chioma co la corona del suo antiquo adorna, prese a gia l'arme per fiacchar le corna a Babilonia, et chi da lei si noma; e 'l vicario de Cristo colla soma de le chiavi et del manto al nido torna, si che s'altro accidente nol distorna, vedra Bologna, et poi la nobil Roma. La mansueta vostra et gentil agna abbatte i fieri lupi: et cosi vada chiunque amor legitimo scompagna.bada, et Roma che del suo sposo si lagna, et per Jesu cingete ormai la spada.
28
O aspectata in ciel beata et bella anima che di nostra humanitade vestita vai, non come l'altre carca: perche ti sian men dure om
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